Perfezionismo e momento presente

Perfezionismo e momento presente

Fare pace con il perfezionismo

Viviamo in una epoca in cui le vite degli altri sono sempre in bella vista. Questo continuo confronto fa nascere un senso di insoddisfazione verso la nostra vita (e spesso verso il nostro corpo), ritenuta imperfetta.
Nel mio percorso da praticante Mindfulness, ho dovuto io stessa confrontarmi con il perfezionismo.

La perfezione poi, alla quale si ambisce, oltre a non esistere è anche noiosa: auto, case e viaggi di lusso (o quasi), lavori retribuiti al massimo con capi e colleghi che ci stimano e ci adorano, mariti o mogli da copertina che perdono mai occasione di lodarci e mostrarci il loro amore, figli sempre sorridenti con medie scolastiche ed intelligenza da fare invidia a Sheldon Cooper, amici sempre disponibili che non vedono l’ora di portare avanti le nostre cause; e poi ci siamo noi. Fisico perfetto, abbigliamento sempre in ordine, sempre allegri e soddisfatti, sempre con la parola giusta da dire nel momento giusto, sempre pieni di occasioni strepitosi, che riusciamo a fare tutto sempre.
Di fronte a questo tipo di stereotipo, è normale che chiunque si senta imperfetto ed insoddisfatto.

Tempo fa c’era una pubblicità ove una mamma, al termine delle 8/10 ore di lavoro, tornava a casa, ben vestita, truccata, riposata ed in vena di mettersi a ballare e cantare con i propri figli, bella carica. E’ chiaro che, di  fronte ad una immagine come questa, chiunque si senta imperfetto. Quante volte, dopo una giornata di lavoro, ci sentiamo stanchi? O abbiamo voglia di distrarci con qualche hobby?

Perfezionismo e momento presente 1

Mi sono sentita più volte, nell’arco della vita, inadeguata, non all’altezza della situazione o degli altri.  Per nulla perfetta. Specie fisicamente.
Penso a quando sono diventata mamma, o quando mi sono rimessa a studiare alla soglia dei trent’anni, o a quando ho mollato un lavoro sicuro e con una promessa di carriera brillante, per insegnare mindfulness. Ma anche come figlia o compagna.

Più volte ho pensato di dover fare di più, di doverlo fare meglio. E più pensavo in questo modo e più stavo male. Mi innervosivo, mi agitavo, mi stressavo. Ad esempio, quando la mia prima figlia ha sofferto fino ai sei mesi di coliche e reflusso. Praticamente mangiava e stava male. Così piangeva. In continuazione. Per mesi ho dormito in piedi, perché era una delle poche posizioni (in braccio con la testa alta appoggiata sulle spalle) che riusciva a darle un po’ di sollievo.

Chiaro che da mamma a cui poi qualcuno non smetteva di raccontare quanto gli altri neonati fossero più calmi, non mi sentivo all’altezza e del tutto imperfetta. Come si esce da questo modo di pensare che rovina la nostra esistenza?
Ovviamente con tanta pratica. Perché, nel qui ed ora, impariamo a vivere ed apprezzare quello che c’è. Anche il nostro corpo, anche le nostre imperfezioni. Impariamo a non fare paragoni e a non paragonarci. A non giudicare e non giudicarci.

Ma anche con una convinzione (che è quella che ha aiutato anche me): a fine giornata abbiamo fatto solo ciò che potevamo fare. Ciò che non potevamo fare, semplicemente non l’abbiamo fatto. Siamo essere umani. Non possiamo fare tutto e farlo sempre bene. Sbagliamo. Io sbaglio: come donna, come madre, come figlia e come professionista. Nonostante ci metta passione, amore, impegno, sbaglio.

A volte mi capita di dire la cosa sbagliata. Di fare la cosa sbagliata. Di non esserci. Sono un essere umano. Potrei scrivere di quando, durante il lockdown, ho iniziato a tenere delle dirette di Mindfulness sulla mia pagina pubblica di Facebook, delle parole sbagliate, delle inquadrature sbagliate. Insomma, altro che perfezionismo.

Ma ho imparato a perdonarmi, non colpevolizzarmi e andare avanti, per poter fare di meglio la volta successiva. Rimuginare troppo sugli errori, non li farà scomparire ma ce li farà apparire ancor più grandi, gravi, imperdonabili. Fare pace con il perfezionismo, però, non significa non voler migliorare.

E adesso un suggerimento che non solo mi è stato particolarmente utile, ma che condivido anche nei percorsi di mindfulness, per fare pace con il tuo perfezionismo. Abbiamo la tendenza già a svegliarci al mattino con una lista mentale di impegni improrogabili. Noi donne soprattutto.

Innanzitutto, se vuoi svuotare la mente e goderti ogni momento, oltre a fare pace con il perfezionismo,  devi iniziare a stabilire delle priorità. Io, ogni mattina, ad esempio, scrivo le cose da fare in ordine di priorità, utilizzando pennarelli colorati. Prima la mia famiglia (scuola, attività extra,  visite mediche, feste di compleanno, regali, etc); poi il lavoro ( corsi, video corsi, blog, libro, social etc); il tempo per me (meditazione, lettura, cura del corpo, shopping, riposo, amici); e poi il resto ( pulizia della casa, altre necessità).

Guardo e svolgo un impegno alla volta. Non penso a quello che dovrò fare dopo. Tra uno e l’altro, sempre uno spazio vuoto. Per prendere fiato. A  fine giornata, dopo aver cancellato ogni impegno portato a termine, festeggio.  E poi, riporto nei giorni successivi quanto non fatto. Perché, a fine giornata, ho fatto solo quello che potevo fare. Quello che non fatto è perché non lo potevo fare.

C’è voluto tempo, conoscenza dei miei limiti, dei pregi e dei difetti, ma alla fine ho fatto pace con il perfezionismo.

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