Fashion leasing e fashion sharing

Fashion leasing e fashion sharing

L’altro giorno parlavamo di trovare nuove strade in settori già ampiamente battuti. Il settore della moda, dalla produzione alla vendita, è decisamente già saturo, sia offline sia online. Eppure, c’è una idea di business innovativa che sta prendendo piede tanto all’Estero quando in Italia: il fashion sharing o fashion leasing.

Partiamo da alcune considerazioni.  La moda è considerata una delle industrie più inquinanti del mondo, dall’uso di sostanze chimiche tossiche all’inquinamento delle acque e ai rifiuti. Circa il 35% del totale globale di micro fibre negli oceani proviene da abbigliamento e tessuti. Entro il 2050 si prevede che l’industria della moda utilizzerà il 25% del bilancio mondiale del carbonio.

Il consumo eccessivo e l’inevitabile smaltimento di indumenti indesiderati è diventato un preoccupante problema globale e, in molti casi, l’abbigliamento viene inutilmente cestinato quando può essere riparato o riciclato.

Nonostante ciò, valori materialistici e un desiderio diffuso di nuove cose, gemellate con la ragione d’essere della moda per creare – e vendere – stili diversi, hanno ridotto il valore funzionale dell’abbigliamento, rendendolo facilmente usa e getta. Ogni anno vengono prodotti all’incirca 100 miliardi di capi di abbigliamento e il 50% dei pezzi di moda veloce vengono smaltiti entro un anno.

Non dobbiamo poi dimenticare che, in un momento di crisi economica, i consumatori tendono comunque a risparmiare sui capi di abbigliamento, puntando decisamente su capi low cost.  
WRAP, l’agenzia per l’efficienza delle risorse del Regno Unito, ha identificato il fashion leasing come un modello di business innovativo che offre ai vestiti una durata maggiore, riducendo l’uso di materiale e le emissioni di anidride carbonica.

Un recente sondaggio del Westfield Shopping Centre di Londra ha suggerito che il noleggio di abbigliamento sarebbe diventato un trend chiave per il futuro.

Ciononostante sono solo una manciata di aziende di moda che hanno adottato il leasing.
Mud Jeans, ad esempio, i consumatori possono noleggiare un paio di jeans biologici e, dopo un anno, possono mantenerli, scambiarli o restituirli.

YCloset o le americane  Rent-to-runway o Le Tote puntano ad oggi ad offrire dei pacchetti fissi tramite abbonamenti per poter affittare vari capi durante il mese. Una volta usati basta riconsegnarli e poi noleggiarne altri. In questo modo oltre ad avere sempre un look diverso, si potrà risparmiare e non di poco. L’inglese Girl Meets Dress sta puntando anche al noleggio di abiti firmati, un sogno per tante donne che non potrebbero acquistarli altrimenti.(fonte: investire oggi)

Se i consumatori devono impegnarsi, i noleggi devono essere convenienti, economici e accessibili e soddisfare il desiderio di avere qualcosa di nuovo. I consumatori sono aperti al cambiamento e il leasing potrebbe contribuire a creare un’industria della moda più circolare. Tuttavia ci sono problemi da considerare, dal trasporto all’impatto sulla pulizia a secco.

Ed in Italia, come siamo messi? Per il momento, DessYouCan, che propone abbigliamento a noleggio o in sharing. Su DressYouCan l’utente ha la possibilità sia di prendere a noleggio abiti, che di mettere a noleggio (e dunque monetizzare) il proprio guardaroba, contribuendo al costante incremento del catalogo. Si crea così un circolo virtuoso di oscillazione tra fornitore e fruitore, con grande vantaggio economico, ecologico e sociale. I vestiti dei privati vengono raccolti in showroom e vengono conferiti gratuitamente a DressYouCan con mandato al noleggio in cambio di una quota fissa per ogni noleggio portato a termine con successo. Tutta la merce in sharing viene rigorosamente tenuta in stock presso il magazzino DressYouCan per tutta la durata della partnership. Di storage, tintoria, logistica e shooting degli abiti si occupa direttamente DressYouCan in modo da assicurare all’utente la sicurezza di accedere solo a capi originali nuovi e/o come nuovi dalla qualità garantita e verificata di volta in volta, e, ai proprietari, la comodità di un servizio tutto compreso e la certezza del riconoscimento di un rimborso in caso di incidente”.

Semplice e pratico. Tanto che l’offerta si sta specializzando dando vita a start-up come ShareMyBag focalizzata, sulle borse, accessori e scarpe.

Il fenomeno della moda a noleggio non è nuovo, ma sta diventando, insieme al fashion sharing, un trend che potrebbe permetterci di non vestirci mai due volte allo stesso modo svuotando allo stesso tempo i nostri armadi. Un settore nel quale c’è davvero ampio margine di sviluppo e crescita, purché ci si attivi per tempo.

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